Ali di carta

Elucubrazioni di una mente pericolosa

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lunedì, 23 giugno 2008


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Bravi! Bravi! Bella prestazione.... come al solito ci siamo ditinti.

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Toni, ne hai da pensare!!!! Un europeo da schifo quello dell'attaccante. Mai decisivo, e poco utile, ma cosa lo abbiamo portato a fare questo? Ma soprattutto, perchè è rimasto titolare per tutte le partite e anche quando non combinava una mazza nessuno ha pensato bene di sostituirlo? Questa non la capirò mai!

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Espressione che rivela tutta l'intelligenza tattica dimostrata dal nostro ct in questo europeo, soprattutto contro la spagna.

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Il povero galeazzi è ancora lì, allo stadio, nessuno ha avuto il coraggio di svegliarlo e dirgli che la partita era finita... e avevamo perso!!!!

Spagna assente, Italia pietosa. A CASA!!!!!!!


postato da: elerand alle ore 13:32 | link | commenti (5)
categorie: sport
martedì, 17 giugno 2008


Ok, ci sono i periodi in cui leggo poco, quelli in cui sono un pochino schizzinoso, mai quelli in cui non leggo niente, e come adesso, quelli dove divoro centinaia di pagine al giorno. Che ci volete fare, piuttosto che incollarsi davanti alla tv, meglio un buon libro no? E così, invece di fare una recensione per ognuno degli ultimi letti, cosa che avrebbe richiesto tempo e spazio sul blog, ho pensato bene di raccoglierli tutti in un unico post. Ecco il menu della settimana passata:
 
20070614105920La Bambola che dormeLA BAMBOLA CHE DORME 
JEFFERY DEAVER
Per gli amanti del thriller, dire Deaver è come dire bigoli al torchio in salmì di lepre per un buongustaio. Siamo a livelli molto alti. Il succitato libro fa parte della collana con protagonista Kathryn Dance, agente del California Bureau of investigation, istituzione che non è inventata dall’autore, ma che esiste realmente. Kathryn è una detective esperta in cinesica, disciplina che studia il senso di un atteggiamento nella gestione dello spazio personale (linguaggio del corpo per intenderci) e si trova ad interrogare Daniel Raymond Pell, killer dall’intelligenza quasi sovrumana ritenuto responsabile del massacro di un intera famiglia. Quando questi riesce ad evadere, comincia una caccia all’uomo, che diventa una sfida vera e propria tra due menti che si rincorrono, e si scambiano ben presto i ruoli di cacciatore e preda.
                                             Merita.
 
I_Figli_di_HurinI FIGLI DI HURIN – J.R.R. TOLKIEN
Difficile dare un giudizio su quest’opera, anche perché ritengo sia difficile capire quanto del libro sia veramente frutto della mente dell’autore, e quanto invece sia interpretazione del figlio di Tolkien. Ok, va bene che lui nella prefazione e nell’appendice, fa proclami di innocenza, dicendo di essere stato scrupoloso nel mettere insieme i pezzi del puzzle, scavando fra gli appunti del compianto papà. Comunque il dubbio rimane. Non dico che abbia inventato tutto, ma credo sia difficile riuscire a trasmettere quello che realmente intendeva Tolkien basandosi su appunti che, su ammissione dello stesso figlio, sono stati presi e ripresi e corretti e abbandonati nel corso degli anni. Fatto sta che la storia su cui è basato il libro è di diverse ere antecedente alle vicende di Frodo e compagni. Siamo alla preistoria Tolkieniana, ai tempi di Hùrin e Huor figli di Galdor, eroe del Dorlòmin. Dopo la tragica Battaglia delle Lacrime, che vede vittorioso il male, sotto il nome di Melkor, che diventerà poi Morgoth. Al tempo del drago malvagio Glaurung, e soprattutto al tempo di Tùrin figlio di Hùrin sulle cui vicende è imperniata l’opera.
“Così trascorsero i giorni e l’ombra della paura di Morgoth si allungò. Ma nell’anno quattrocentosessantanovesimo dopo il ritorno dei Noldor nella terra di mezzo, fra gli elfi e gli uomini la speranza rifiorì”.
Se amate Tolkien alla fine lo leggerete.
 
sotto_terraSOTTO TERRA – JEFFERY DEAVER
 
Altro libro frutto del genio di Deaver, e specificatamente il primo suo romanzo. In Italia viene pubblicato solo nel 2006, anche se scritto nel 1992. Non è ai livelli della serie Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, con “il collezionista di ossa” a fare magistralmente da capostipite, ma comunque di piacevole fattura. Come dire, quando c’è la classe… in questo si racconta la nascita di uno dei personaggi di Deaver, John Pellam. Con un passato da regista, e un attuale occupazione come location scout per gli Studios, si ritrova a Cleary, piccolo paese dello stato di New York. In teoria dovrebbe solo cercare il luogo adatto per girare un film, in pratica si trova contro una realtà ostile e invischiato in uno strano caso di omicidio. Qualcuno sta facendo di tutto perché se ne vada, arrivando al punto di accusarlo di omicidio. Cosa nasconde questo tranquillo paesino di provincia?
Carino.
 


postato da: elerand alle ore 19:56 | link | commenti (17)
categorie: libri
sabato, 07 giugno 2008

GOMORRA - di Roberto Saviano gomorra saviano

 

 

………    …………… …………………    …… ………… …………… …………… …   ………   …    .
 
Punti,riflessioni, spazi vuoti…….
Questo è quello che rimane dopo aver letto “Gomorra” di Saviano.
Sin dal primo momento che l’ho visto, ho deciso che questo sarebbe stato un libro che avrei letto. Sentivo che meritava, quasi fosse un percorso obbligato. E così è stato. Le aspettative, una volta tanto, non sono venute meno, anzi, vengono superate.
 Saviano accompagna il lettore in una sorta di viaggio tra gli inferi più oscuri della nostra nazione. Come direbbe un amico blogger, pugni che scavano gallerie nello stomaco.  Come farsi un giro tra malati terminali, hai sempre saputo che ci sono, ma vederli, guardarli negli occhi, sentirne l’odore, bé è tutta un’altra cosa. Li guardi di sfuggita, perché soffermarsi su quegli occhi è troppo doloroso, purtroppo sai che non potrai far niente per loro. In parte l’impotenza di fronte a tutte le verità spiattellate da Saviano, è uno dei sentimenti che nasce seguendo il percorso di questo coraggioso giornalista. Lo stesso sentimento che Roberto non riesce a nascondere, confuso con la rabbia e la consapevolezza che difficilmente le cose cambieranno. Comunque, un viaggio costruttivo, che personalmente ha aiutato a capire alcune dinamiche, altrimenti estranee al mio mondo, e che fa chiarezza sulle vicende che soffocano l’Italia, e non solo. Capire, sicuramente uno dei risultati migliori ottenuti dalla lettura di questo saggio, un poco romanzo, un poco autobiografia, molto storia contemporanea. Per un ragazzo come me, cresciuto e vissuto al nord, lontano non chilometri, ma anni luce dalle realtà che Roberto descrive, e che accomunano la gente del sud, è stato un passaggio illuminante. Troppe volte cataloghiamo il sud come un calderone di persone che non vogliono uscire dai loro problemi, preferendo non darsi da fare. Li immaginiamo, non negatelo, distesi al sole, su spiagge bianche, o seduti ai tavolini dei bar, a fumare e raccontarsela. Le cose non vanno proprio così. Purtroppo il degrado e la precarietà della vita nel meridione non è una scelta, ma spesso una realtà imposta.
Ringrazio questo ragazzo che non si è limitato a raccontare, ma ha dovuto provare cosa significasse fino in fondo. Si è trasformato in manovale per vedere cosa accadeva nei cantieri, in scaricatore per i cinesi che monopolizzano il porto di Napoli, in reporter dell’ultim’ora accorrendo sui luoghi degli agguati, nelle discariche abusive. Uno che pur vivendo tutti i giorni davanti a queste scomode verità, ha voluto provarne lo scotto fino in fondo, e raccontarle, denunciarle rinunciando alla sua libertà, vivendo sotto protezione.
Dieci e lode per questo saggio, leggerlo è quasi d’obbligo, e comunque piacevole. Lo stile di Saviano è preciso, non pesante, né volgare e nemmeno si presenta come uno di quei saggi che più che parlare di un argomento sembrano voler dar mostra delle proprietà linguistiche dello scrittore. Gomorra lo si legge in modo scorrevole, trovando a tratti metafore forti e aforismi quasi poetici.
Se quindi, volete “capire”, volete scoperchiare questo vaso di Pandora, non tenedo la testa sotto la sabbia del “va tutto bene”, “viviamo in un paese fortunato”, leggete Gomorra di Roberto Saviano.
L’italia, la vera Italia, che regge sull’economia e sulla politica contemporanea, non è nelle righe di Camilleri o Moccia, ma tra pagine oscure di Saviano.
 
“La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità”  (Gomorra di Roberto Saviano)

 



postato da: elerand alle ore 09:33 | link | commenti (9)
categorie: libri
lunedì, 26 maggio 2008


Sul far della sera,

quando le ombre del crepuscolo allungano gli artigli,

agguantando ogni cosa

sotto lo sguardo insistente del gufo,

in questa notte senza luna, osserva....

Guarda attentamente,

perchè solo allora vedrai la mia immagine,

la figura che mi rappresenta.

Quando il chiarore dei luminari si spegne,

si manifesta la mia vera natura.

Non aver paura...

ma stanne lontano...

essa non ama l'incontro coi tuoi occhi!



postato da: elerand alle ore 10:01 | link | commenti (5)
categorie: poesie, quello che scrivo
martedì, 13 maggio 2008


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Eccoci al secondo capitolo della “Hulk saga”. Se nel primo albo la furia del golia verde cominciava a scatenarsi, qui letteralmente devasta tutto ciò che gli capita a tiro. Difatti il titolo giusto sarebbe “massacro”. È incredibile come sembri non esserci nessuno in grado di fermarlo. Nemmeno un macigno come Ben Grimm dura più di un round. I discorsi di Sue Richards e She-Hulk cadono nel vuoto, e le forze unite dei vendicatori hanno lo stesso effetto di una puntura di zanzara, fastidio e niente più. Ci si chiede dove porterà la rabbia di Hulk, e che ne sarà dei supereroi moribondi trascinati come sacchetti di plastica vuoti? La cosa comincia a farsi interessante! Rimangono da capire le intenzioni di Rick Jones, e la mossa di Sentry, a questo punto l’unico che potrebbe calmare l’uragano Hulk. Di fatto, anche se non tra i miei preferiti, World War Hulk si sta mantenendo su buoni ritmi. Le tavole di Romita valgono fino all’ultimo centesimo speso, e la sceneggiatura è di qualità. Unico neo la storia di Jenkins, che sembra più un riempispazio che altro. Tutto sommato, comunque, pur non essendo un capolavoro fuori misura, rimane sempre un buon albo. Arrivati a questo punto però, mi risulta difficile parteggiare per l’una o l’altra fazione. I motivi di Bruce sono più che validi, ma restano perplessità morali sul modo di farsi giustizia…. D'altronde, l’autocontrollo non è mai stata la qualità di punta del nostro Gigantone!  

postato da: elerand alle ore 23:20 | link | commenti (6)
categorie: fumetti, marvel
venerdì, 02 maggio 2008

COME IL FIUME CHE SCORRE - PAULO COELHO


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Se siete dei fan scatenati di Paulo Coelho, se amate il suo modo di scrivere e se come lui, vi considerate dei “guerrieri della luce”, allora è meglio che smettiate subito di leggere questo post, non ci troverete niente di positivo! Ci sta di leggersi un libro solo perché ce lo hanno dipinto come un capolavoro, ci sta pure lo stile moralista di alcuni passaggi, ma tutto un libro sotto la pesante cappa di pseudo spiritualità…. NO! Questo è troppo! E così mi sono detto, vedrai che saranno solo i primi racconti, vedrai che più avanti cambierà… macché! Questa… cosa, è praticamente uno spaccato sulla vita del “guerriero della luce” Coelho, o meglio come mi piace definirlo “guerriero delle lucciole”, che ci propina le sue “perle” di saggezza eterna, con lo stesso entusiasmo mistico di un mortificatore corporale che si auto flagella la schiena. Non che sia sbagliato voler trovare una morale dietro le piccole cose del quotidiano, ma tutto questo misticismo autoindotto e questa spiritualità incastrata dentro ogni spiraglio, suona veramente pesante. E poi dico, chissenefrega se il tuo vicino di casa ti fa spostare un albero, o se quando passeggi (perché non hai una mazza da fare) con tua moglie ti metti a piangere perché incontri una ragazza in una chiesa che prega suonando la chitarra! Un po’ di buon senso. Vuoi a tutti i costi propinarci le tue morali? Okay, ci sto, ma fallo in modo velato, considerando i tuoi lettori abbastanza intelligenti da saperle trovare nascoste dietro un racconto, non predicate come dal pulpito! Fiuuuu! Mi sono sfogato, ne avevo proprio bisogno. Detesto quelli che vogliono insegnarmi a vivere! Finisco con quella che a mio avviso è la frase che più di tutte racchiude il pensiero mistico del nostro “omino lampadina”: “Ci sono delle cose che devo fare domani, e altre che ho finito di fare ieri, ma oggi… Oggi non ho assolutamente nulla su cui concentrare la mia attenzione”.
(da “Come il fiume che scorre” pag. 127 “un giorno qualunque del gennaio 2005”)
Consiglio: “piantati una martellata sui maroni così almeno la tua attenzione sarà concentrata su qualcosa che non sia scrivere queste minchiate!
Non so se si era capito, ma questo libro non mi è piaciuto!!!!!
 


postato da: elerand alle ore 11:05 | link | commenti (5)
categorie: libri
giovedì, 01 maggio 2008


Rovistando, con la scusa di sistemare la mia scrivania, cosa mi capita tra le mani? Un ritaglio di un articolo del corriere della sera datato 25 ottobre 2004, che dedica ben quattro pagine al Lucca comics&games di quell’anno. Per gli appassionati il solo nominare il luccacomics è un po’ come dire ad un musulmano Mecca. Comunque, nel rileggerlo ho trovato un interessante interpretazione psicologica, alla Freud per intenderci, degli accaniti fumettisti come me. Suddivise in cinque tribù, si distinguono, a detta del giornalista, per: Disneyani, Bonelliani, Otaku, Kriminali e Supereroici.
Di seguito le delucidazioni Freudiane:
1° DISNEYANI: considerano topolino quasi un bene-rifugio, ma non disdegnano le serie dei                              classici di Walt Disney e il merchandising storico. Ottimisti e solari come il paperino di Carl Barks.
2° BONELLIANI: giovani e meno giovani appassionati della tradizione avventurosa italiana. Dal west di Tex e Piccolo Ranger alle saghe di Martin Mistère, Dylan Dog. Esigenti, colti, trasversali.
3° OTAKU: fan del fumetto e dell’animazione giapponese. Tra i beniamini, Robot, Goldrake, Mazinga, Berserk e nel campo dell’animazione il disegnatore Hajao Mijazaki. Civilissimi ma sfegatati.
4° KRIMINALI: nostalgici dei neri anni ’60, quelli con K nel titolo. Venerano i freschi 40enni Kriminal e Satanik. Ucciderebbero (ovviamente!) per un n.1 originale di Diabolik.
5°SUPEREROICI: eternamente grati alla mitica Editoriale Corno, che portò in Italia l’universo Marvel, sanno a memoria 30 anni di sottotrame di Uomo Ragno e X-Men. Idealisti ma con un pizzico di testa fra le nuvole.
Ecco tutto. Sinceramente mi ha fatto ridere rileggerlo, e mi ha fatto pensare. Dato che sono un lettore di fumetti, diciamo piuttosto variegato, che passa dai Bonelli, ai Marvel, ai Dc comics, che ha provato sia i Manga che Diabolik e se ne ha l’occasione non disdegna un Topolino, che cavolo di profilo psicologico viene fuori?
Ai posteri l’ardua diagnosi!


postato da: elerand alle ore 18:52 | link | commenti (7)
categorie: fumetti

CAOS - AL ZANELLA
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Talento. Affermavo, in un precedente post, che ne abbiamo disperato bisogno. Sono convinto che le cose non siano cambiate a distanza di mesi. E così, dopo aver concesso spazio nel blog alle tele di Lisir, pittrice contemporanea, è venuto il momento di spostarci verso nuovi orizzonti. È con molto piacere infatti che propongo l’opera di un carissimo amico scrittore, che di recente ha pubblicato il suo primo libro, riuscendo a realizzare il suo sogno. Con “Caos” infatti, Al Zanella, si propone alla letteratura con un romanzo intenso e ben curato. In un mix di surrealismo, thriller psicologico e… appunto caos, Zanella tesse la storia di un uomo, Manlio, che vive un odissea Kafkiana intrappolato negli spessi muri della sua casa e soprattutto della sua mente. Tra un continuo rincorrersi di inquietanti “visioni” e ricordi confusi, Manlio cerca quello a cui tutti noi aneliamo: la verità. Una verità forse scomoda, sicuramente dolorosa ma che è la sola cosa che può liberarlo dal limbo in cui è tenuto prigioniero.
Il tempo sembra non esistere, e la linea di demarcazione tra realtà e visione onirica è così sottile da portare il lettore fino all’orlo dell’abisso… Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, dalla prima fino all’ultima pagina, a quella che Zanella chiama “oltre la verità”.
“La conoscenza più alta è non conoscere nulla.”
(Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz)

postato da: elerand alle ore 14:23 | link | commenti (14)
categorie: libri
venerdì, 25 aprile 2008


Catalogazioni, etichette e classificazioni di vario genere in ordine sparso. Viviamo nell’era del “tu sei”. Bollati, strumentalizzati e usati ad altrui piacere. Sono stufo di tutto questo. “I walk among you, but i’am not one of you!”. Cammino in mezzo a voi ma non sono uno di voi! Mi muovo in questo labirinto virtuale, non facendone parte, ma assorbendone la linfa. Divoro, succhio e sputo, sul tuo tag declassato, sui tuoi post scongelati e sbattuti sulla fiamma. Eretico! Non me ne frega niente di dove mi metti nella tua vetrina di platino. Siamo tutti lì, e abbiamo tutti addosso gli occhi del bambino, non serve a niente. Batto cassa e ti lascio pure nel cestone dei “tutto a cinque euro”, lì sempre in bella vista, dove tutti passano ore a ravanare eccitati, per poi andarsene a mani vuote. Non voglio il successo, non prenderò mai il tuo posto al centro della vetrina. Il mio spazio è qui, e che sia oro o ferro è pur sempre mio. Mi glorio di questo perché alla fine è il ferro che scrive la storia, mentre l’oro la incornicia.

postato da: elerand alle ore 16:16 | link | commenti (8)
categorie: quello che scrivo
domenica, 20 aprile 2008

LA RAGAZZA DI POLVERE


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Certe volte succede che ci si ritrovi ad operare delle scelte senza una precisa ragione, senza un vero e proprio senso logico che le sostenga. Lo si fa, così, in maniera praticamente istintiva. Credo che proprio questa sia la spiegazione del perché, pur avendo letto molto di quel genere, abbia sempre evitato Connelly. Me lo sono trovato davanti spesso, in libreria, online o in edicola, ma qualcosa mi ha sempre dissuaso dal comprarlo. Forse, volendo trovare a tutti i costi una spiegazione, han giocato a suo sfavore quelle copertine sempre tutte uguali, che probabilmente mi davano un senso di ripetizione, monotonia. Eppure alla fine ne ho provato uno,“la ragazza di polvere”, e mi ha soddisfatto. Connelly scrive in un modo molto semplice, che non richiede una morbosa attenzione, ma che comunque riesce a rendere piacevole la lettura. Non posso dire di aver trovato frasi costruite magistralmente, e nemmeno una capacità di scrittura che ti incanta, ma alla fine mi ha comunque attratto. Forse la sua semplicità, che comunque non è mai banale, lascia la mente libera di seguire con attenzione la trama, che è poi la vera protagonista. Questa infatti racconta la storia del detective Harry Bosch, che ritorna a lavorare sul campo dopo un lungo congedo. Si trova ad affrontare i problemi legati al sistema di lavoro più tecnologico, la paura che il suo “istinto” sia svanito e la pressione dei suoi ex superiori. Viene assegnato ad una nuova unità, impegnata alla soluzione di vecchi casi ancora aperti. Devono indagare sulla morte della sedicenne Rebecca Verloren, rapita da casa sua nella notte del 5 luglio 1988, e uccisa a colpi di pistola. Una ferita ancora aperta nel cuore dei familiari e della città. L’unica cosa che si ritrovano per le mani è un campione di DNA, probabilmente dell’assassino. Le nuove tecnologie permettono di arrivare ad un nome, e ad una pista che sembrerebbe portare in un angolo buio della storia di Los Angeles, dov’è ambientato il tutto. Un’ombra scura sembra coprire minacciosa il dipartimento di polizia. È lì, tra i tutori della legge che si annida il responsabile, o i responsabili? Il caso è stato assegnato a lui per caso? E perché proprio adesso? Michael Connelly risponde alle domande e agli interrogativi del lettore con intelligenza e, fra colpi di scena e vecchie ferite, porta al sorprendente finale. In sintesi un buon libro per gli amanti del genere.



postato da: elerand alle ore 16:25 | link | commenti (3)
categorie: libri
venerdì, 18 aprile 2008

WORLD WAR HULK


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La world war Hulk è cominciata! Dopo tanto parlare e tanta attesa, finalmente la parola passa alle pagine degli albi dell’evento Marvel dell’anno. Cosa è successo? Per i profani, ricordiamo un pochino come si è arrivati a questo. Tutti sappiamo come il caratterino di Bruce Banner sia, come dire, piuttosto instabile, e quando si incacchia sono dolori per tutti. Pensando bene di avere per le mani una patata bollente difficile da gestire, quattro tra gli eroi più influenti dell’universo hanno deciso bene di prendere provvedimenti. Hanno ingannato il gigantone verde, spedendolo nello spazio per toglierselo dai piedi. Ovviamente non si sono presi la briga di spiegare i loro motivi, o di chiedere consiglio, no loro sono parte degli “illuminati”, quelli che tirano i fili dietro le quinte per capirci, e nemmeno si sono sognati di chiedere il consenso del povero Bruce. Così, Iron Man, Freccia Nera re degli inumani, Mister Fantastic dei fantastici quattro e il Dottor Strange signore delle arti oscure, lo hanno sbattuto in una navetta a propulsione nucleare e scaraventatao su di un pianeta crudele, Sakaar, dilaniato dalla guerra. Qui Hulk non solo scopre che può essere ferito e ucciso, a differenza di quando stava sulla terra, ma si vede costretto a combattere in un arena contro mostri incredibili per far piacere al re rosso, tiranno di Sakaar. Il bello è che Bruce diventa una persona equilibrata, trova degli amici che con lui diventano i “fratelli di Guerra”, spodesta il tiranno e instaura un clima di pace. Non basti questo trova anche l’amore in Caeira, guardiana ombra e grande combattente, da cui aspetta pure un figlio. Insomma, finalmente una botta di culo per il gigante verde dopo una serie infinita di cose andate storte. Ma… c’è un ma. Sul più bello l’astronave con cui era arrivato sul pianeta esplode distruggendolo quasi completamente, e uccidendo sua moglie e suo figlio. Potete immaginare la reazione di Hulk. Consumato dalla rabbia decide di tornare sulla terra per vendicarsi di chi lo ha prima ingannato e poi causato l’incidende che gli ha tolto le cose a cui più teneva. Adesso sì che son dolori! Con questo come prologo, parte la guerra personale del golia verde. Si accenna ancora una volta ad una divisione dei supereroi, con alcuni che staranno dalla sua parte in virtù dell’ amicizia, e altri che cercheranno di fermarlo.
Ok. Finiti i preamboli passiamo al dunque. Dopo aver letto il primo dei cinque albi che trattano la storia in generale, come al solito approfondita nelle varie testate, ho tratto le prime conclusioni. Ma, direi che tutto quello che si è detto prima forse ha un po’ rovinato l’evento stesso che mi è parso un po’ povero, e con cartoonist che non reggono il confronto con i McNiven o i Finch di Civil War e Fallen Son. E comunque sarebbe stato quasi meglio raccontare la storia delle vicissitudini di Banner dalla terra al pianeta Sakaar e ritorno. Però è presto per tracciare un profilo completo sull’evento, che alla fine dovrebbe darci delle emozioni. Quindi aspettiamo e vediamo cosa succederà.
Ah, dimenticavo, voi da che parte state?

postato da: elerand alle ore 19:25 | link | commenti (9)
categorie: fumetti, marvel

NEW ENTRY


iron

Premetto che non sono un grande estimatore di Iron Man, non mi piace Carol Danvers e tantomeno Miss Marvel, che sono poi la stessa persona, e quando l’ho saputo, non mi è piaciuta per niente l’idea di una rivisitazione dei vendicatori in chiave “decido tutto io” dell’onnipresente Tony Stark. Così, con questi buoni propositi in testa, la settimana scorsa sono passato in edicola, tappa obbliga della settimana, un po’ come la messa per le vecchiette. E cosa ti vedo lì in bella vista? Il primo numero della nuova testata Marvel, “Iron Man & i potenti vendicatori”! No! Non lo prendo! Però.. Forse.. E se poi non fosse così male? Non si può giudicare senza leggere… Per farla breve me lo sono portato a casa. E… dopo averlo esaminato attentamente… devo dire che mi piaciucchia un bel po!
Partiamo dal fatto che sia i cartoonist che gli scrittori delle storie sono di prim ordine. Gente del calibro di Brian Michael Bendis e Frank Cho sono tra i miei preferiti (anche se a mio avviso McNiven e Millar non li batte nessuno) e anche il duo Cage-Guice ha fatto la sua figura. La “finestra” aperta sull’arrivo dell’arrabbiatissimo Hulk, e il successivo scontro con l’omino (in questo caso omone) di latta sono superbe in contenuti e spessore grafico. Parlando poi della formazione dei potenti vendicatori, c’è materiale per auspicare del movimento. Certo, non li paragono nemmeno ai veri vendicatori, ormai sciolti del tutto, ma ci sarà da divertirsi. E, tra i tanti ho già qualche preferenza, come il “volubile” ma potentissimo Sentry e quella testa calda crea casini di Ares, grazie di esistere! So che non sarà così, ma se al posto di Iron Man dovesse rimanere quella gran gnocca in cui si è trasformato.. bé saremmo più felici tutti quanti, o almeno lo sarei io. Quindi, tirando le somme, credo che non mi fermerò al primo numero ma continuerò a leggere e collezionare gli albi di questa nuova testata, sperando che come contenuti si adegui quel tetro e palloso volumetto che è diventato “Thor & i nuovi vendicatori”!
P.S. scusate per la lunga assenza, che perdurava ormai dal lontano 22 febbraio, ma una serie di problemi mi ha impedito di seguire a dovere il blog. Spero di essere tornato in via definitiva. Un ringraziamento ai pochi che imperterriti passavano regolarmente di qua in cerca di mie notizie. Sono tornato!

postato da: elerand alle ore 18:23 | link | commenti (4)
categorie: fumetti, marvel
venerdì, 22 febbraio 2008

 


A te,
figlio del rock.
A te che ancora resisti,
cullandoti sulle ali dei ricordi,
tornando ai bei tempi,
quando i capelli erano lunghi per un motivo,
e la musica se ne fregava dei computer.
Quando i colori del rock erano il rosa e il viola,
e la roccia rotolava con la corrente.
A te,
che ancora ti emozioni,
davanti al re e alla regina,
ascoltando voci che graffiano la tela,
dipingendo emozioni a sei corde.
A te,
che aspetti sempre l’assolo,
perché non è canzone senza,
e ti esalti davanti al brillare
di un sole psichedelico.
Continua a guardare lontano,
figlio del rock,
seguendo le note del tempo,
un tempo che non tornerà più!


postato da: elerand alle ore 21:08 | link | commenti (9)
categorie: poesie, quello che scrivo
giovedì, 07 febbraio 2008


war

Beati noi, so lucky, che davanti ai nostri schermi al plasma, al centro del mondo home theatre, ci ritroviamo prigionieri del guano mediatico che propina il tubo catodico. E siamo contenti! Viaggiamo, in un astronave zapping alla ricerca del pianeta madre, persi ma contenti. Perché le nostre coscienze sono sensibilizzate, sono progredite, sono civili. Non sopportiamo le ingiustizie, non sopportiamo la guerra. Firmiamo petizioni, sosteniamo fondi, sventoliamo bandiere, srotoliamo striscioni… PEACE, NO WAR… siamo civilizzati, siamo umani. La coscienza è a posto, abbiamo ancora sogni, e ci dimentichiamo di quanto invece vogliamo la guerra. Sì, siamo drogati di guerra, ne abbiamo bisogno, nei videogames, nei libri, nei film. Solo finzione, don’t worry, sono con te amico, sono come te. Guardiamo guerra, respiriamo guerra, trangugiamo guerra e beviamo… coca cola, che è sotto processo per  presunti soprusi e coinvolgimenti in azioni violente in varie parti del mondo… Nel mondo ma no qui! So lucky! Sono puro, sono puro! Non è niente, c’è del rosso sulle mie mani, ma non è niente…


postato da: elerand alle ore 19:13 | link | commenti (6)
categorie: quello che scrivo
lunedì, 04 febbraio 2008

PLAY CHILD


P 
Gioca,
 bambino,
gioca fin che puoi.
Gioca,
 con la tua fantasia,
con la tua semplice naturalezza,
coi tuoi colori,
coi tuoi scenari surreali,
dove bastano uno scatolone e un lenzuolo
per far di te il re del castello.
Gioca,
 intanto che il cielo è ancora azzurro,
e il buio scende solo la sera.
Gioca,
adesso che il nero è solo un colore,
e la guerra non uccide nessuno.
Gioca,
 mentre distingui il bene dal male,
lì nelle tue favole,
dove a perdere è ancora il cattivo.
Gioca,
fintanto che basta un bacio a curare le tue ferite,
e una stretta di mano a cancellare i torti.
Gioca,
e continua a sognare di diventare uomo,
e quando lo sarai diventato,
non dimenticarti
di quando con un cavallo di saggina
conquistavi castelli di cartone! 
 
 


postato da: elerand alle ore 13:57 | link | commenti (7)
categorie: poesie, quello che scrivo